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Nextmind – Usa la tua mente come un controller

L’azione di controllare oggetti con la propria mente ci sembra estremamente lontana e possibile soltanto in film di fantascienza.
Ma, al contrario, moltissimi progetti hanno già dimostrato la fattibilità di rendere la propria mente un vero e proprio controller; uno di questi è l’Hardware protagonista della rubrica #BeSAPIENS di oggi, ossia: Nextmind.

Nextmind si presenta come un Device dalle medie dimensioni, applicabile sulla parte posteriore della propria testa.
La posizione non è assolutamente casuale, in quel punto del cervello si trova la corteccia visiva sulla quale viene proiettato tutto ciò che cade sotto i nostri occhi.

Come fa, quindi, Nextmind ad elaborare gli stimoli provenienti dalla corteccia visiva?

Focus e controllo

Quello che sembra essere magia nera, si rivela in realtà come un meccanismo alquanto semplice.
Nell’esempio più banale, possiamo immaginare di avere diverse forme geometriche e che ognuna di esse attivi un suono una volta selezionata.
Se i nostri occhi si concentrano su una forma piuttosto che un’altra, la corteccia visiva comunica a Nextmind che l’utente sta letteralmente scegliendo quell’oggetto in quanto si sta focalizzando su di esso.

Questo pattern è applicabile a qualsiasi meccanica di utilizzo: dal controllo della propria TV sino al controllo di un’esperienza interattiva in Realtà virtuale e non, come si può vedere nel video promozionale di Nextmind.

Innumerevoli possibilità e sviluppi

La tecnologia sviluppata da Nextmind è estremamente interessante.
Pensiamo alle innumerevoli interazioni o alla possibilità di permettere a persone con particolari disabilità di poter godere facilmente di una qualsiasi esperienza.

Il nostro Team ha già avuto la possibilità di sperimentare con questa particolare tecnologia ed è pronta ad accogliere qualsiasi richiesta per portarla sul campo in siutazioni concrete.

Siete pronti a diventare #SAPIENS?

riguardo l'autore

Lucia Gambardella

Non smetto mai di disegnare, ma ho sempre l'altra mano libera per le shortcut, il cibo e le coccole al mio cane. Non so se amo più il cibo o il mio cane... Se proprio non sto disegnando, mi trovate a scolpire, a fallire nel bricolage, a giocare alla PlayStation, a maltrattare i programmatori, o a poltrire sul divano nella morte più totale. Ho 15 sveglie disattivabili solo dopo la risoluzione di calcoli matematici, ma comunque la forza gravitazionale del mio letto è troppo forte da contrastare. Perché oso chiamarmi artista? Perché la mia mente è sempre alla ricerca di realtà da trasformare a suo piacimento per poi trasferirle al mondo con lo strumento più esatto. Credo che ci sia qualcosa di bellissimo nel mondo nascosto anche nei suoi dettagli più oscuri e gli occhi degli artisti riescono a vederlo e a trasmetterlo a chi non ha la stessa fortuna.