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La motivazione intrinseca di Sherlock

Sherlock Holmes è famoso per la sua voglia irrefrenabile di risolvere casi. La noia lo assale non appena il caso termina e non ci sono altri stimoli per la sua instancabile mente.

È noto, Sherlock non lo fa per i parenti della vittima o per la gloria, tanto che spesso è Lestrade, l’altezzoso ispettore, a prendersi il merito della risoluzione del caso.

Perché, allora, uno come Holmes, si prodiga ad andare in giro nella pericolosa Londra ottocentesca, rischiando la vita e prendendole dal primo che capita?

La risposta risiede nel concetto di motivazione intrinseca.

La motivazione intrinseca

Quando leggete un libro siete inevitabilmente mossi dalla motivazione intrinseca. Non state leggendo quel libro per ottenere una ricompensa, ma per accrescere voi stessi o per semplice curiosità nei confronti della storia.

Questo concetto è estremamente legato al mondo dei videogiochi, che al loro interno, a differenza di un libro, contengono anche elementi legati alla motivazione estrinseca.

La motivazione estrinseca

Anche uno dei sospettati ti ha sabotato perché mosso dalla motivazione estrinseca.

Sherlock risolveva casi per migliorare le sue capacità, Lestrade d’altro canto ricercava soltanto la pura gloria sociale. Potremmo dire, di conseguenza, che Lestrade è mosso dalla motivazione estrinseca.

In Televisione viene spesso trasmesso un Format familiare a tutti: il gioco a premi.

Dal nome stesso della tipologia di trasmissione possiamo capire l’obiettivo del concorrente: il premio in denaro.

Di conseguenza, tutto le azioni, gli sforzi del concorrente saranno mossi soltanto dal desiderio di ricompensa ossia la motivazione estrinseca.

Motivazioni a confronto

La differenza sostanziale tra le due è che nella motivazione estrinseca l’individuo non è interessato al percorso che lo porterà ad ottenere la ricompensa, ma soltanto al valore di quest’ultima, mentre nella motivazione intrinseca è interessato al percorso e a ciò che ha appreso nel mentre.

Questo è il motivo per il quale bisogna avere un equilibrio tra le due, in quanto la sola applicazione della motivazione estrinseca potrebbe ad un disinteresse totale delle azioni compiute nel processo e dell’obiettivo.

Nella Gamification esistono molti elementi che permettono di trasformare un processo in un processo gamificato.

La motivazione intrinseca ed estrinseca sono alcuni degli elementi fondanti della Gamification, non a caso è la loro applicazione equilibrata che permette di produrre risultati sorprendenti in ambiti come quello aziendale.

Concretezza, la tecnica nel mondo Aziendale

Generalmente nel mondo del lavoro prevale la motivazione estrinseca; il dipendente produce per un riconoscimento: il denaro.

Ovviamente, non è sempre così, molte aziende sono già in grado di condurre i propri collaboratori sulla strada della motivazione intrinseca, quindi a lavorare per un motivo più aulico.

Probabilmente queste aziende stanno già applicando, inconsciamente, la Gamification in azienda. Come?

Molto semplice con storytelling e obiettivi.

Dall’esempio del libro possiamo tranquillamente dire che una storia ben narrata spinge il lettore a divorarla, di conseguenza, perché non trasformare le Roadmap, i Gantt in un’avventura Fantasy?

Habitica è un sistema di Task e Team Management basato sui GDR ossia i giochi di ruolo (RPG, role play game in inglese).

Habitica ha molte funzioni ma oggi quella che ci interessa di più è sicuramente la componente multiplayer/multigiocatore.

Il Team ha una storia da scoprire e per rivelarne i misteri dovranno completare le Task per apprendere potenti abilità e sconfiggere i mostri che gli bloccano la strada.

Al termine di ogni capitolo, saranno ricompensati con una moneta virtuale di Habitica che gli permetterà di personalizzare il proprio Avatar e mostrare la loro potenza al Team.

Ecco l’equilibrio perfetto tra la motivazione intrinseca ed estrinseca in un modello aziendale.

Tutto questo è applicabile a qualsiasi sfaccettatura del mondo lavorativo di qualsiasi settore, attraverso servizi come Habitica o servizi personalizzati.

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riguardo l'autore

Lucia Gambardella

Non smetto mai di disegnare, ma ho sempre l'altra mano libera per le shortcut, il cibo e le coccole al mio cane. Non so se amo più il cibo o il mio cane... Se proprio non sto disegnando, mi trovate a scolpire, a fallire nel bricolage, a giocare alla PlayStation, a maltrattare i programmatori, o a poltrire sul divano nella morte più totale. Ho 15 sveglie disattivabili solo dopo la risoluzione di calcoli matematici, ma comunque la forza gravitazionale del mio letto è troppo forte da contrastare. Perché oso chiamarmi artista? Perché la mia mente è sempre alla ricerca di realtà da trasformare a suo piacimento per poi trasferirle al mondo con lo strumento più esatto. Credo che ci sia qualcosa di bellissimo nel mondo nascosto anche nei suoi dettagli più oscuri e gli occhi degli artisti riescono a vederlo e a trasmetterlo a chi non ha la stessa fortuna.